domenica 13 aprile 2014

Qualche foto scattata questa mattina 13 aprile 2014 - Festa delle Palme, ovvero l'ingresso trionfale del Signore a Gerusalemme, durante la Divina Liturgia e la benedizione dei rami presso la nostra Chiesa Parrocchiale del Patriarcato di Mosca a Castrovillari (Calabria)











lunedì 7 aprile 2014

ПРАВОСЛАВНАЯ  ПАСХА 2014
             
PARROCCHIA  ORTODOSSA
"SAN GIOVANNI DI KRONSTADT"

PATRIARCATO  DI  MOSCA
Palazzo Gallo
(Piazza Vittorio Em. II)  
CASTROVILLARI
PROGRAMMA :
13  Aprile 2014   Domenica della Palme    
                            Divina Liturgia  Ore   09.30
    Inizia la Settimana Santa              Mattutino    
                                                           Ore   17.30
14  Aprile 2014        Lunedi              Mattutino    
                                                          Ore   17.30
15  Aprile 2014        Martedì             Mattutino   
                                                          Ore   17.30
26 Aprile  2014         Mercoledì          Mattutino   
                                                          Ore   17.30
17 Aprile  2014         Giovedi           (12 Vangeli)    
                                                          Ore   17.30
18 Aprile  2014        Venerdì    (Sepoltura di Gesù - Processione) 
                                                          Ore   17.30
19 Aprile  2014         Sabato          (Confessioni)  
                                                          Ore   17.30
20  Aprile  2014
PASQUA DI RESURREZIONE
DIVINA LITURGIA  
 SFÂNTA LITURGHIE 
 БОЖЕСТЕННАЯ ЛИТУРГИЯ
ORE  09.30
     ХРИСТОС ВОСКРЕСЕ  
    HRISTOS A ÎNVIAT 
   CRISTO Ė RISORTO
        
Padre   Giovanni Capparelli    (Cell.: 3280140556)

venerdì 28 marzo 2014

 

 Chiesa Ortodossa 
 Patriarcato di Mosca
Parrocchia
San Giovanni di Kronstadt

Palazzo Gallo - P.zza Vittorio Em. II 
Castrovillari (cs)
 
Русская Православная Церковь 
Московского Патриархата 
 
Biserica Ortodoxă Rusă
 Patriarhia Moscovei  


 
 
 
  Неделя 4-я Великого поста. Глас 7.
 
Predica la Duminica Sfantului Ioan Scararul 

domenica 2 marzo 2014

Care Sorelle e Cari Fratelli: dopo l'ufficiatura del Vespro (vecernie), secondo la tradizione ortodossa, siamo già entrati nel vivo della Santa Quaresima. Altri giorni non li prendiamo in prestito per prolungare il magna magna ed il divertimento, altrimenti dovremmo cambiare il suo nome. Imitando il Signore Nostro, anche noi per 40 giorni, forti del suo esempio, iniziamo questo periodo di preparazione al trionfo sulla morte del Signore. E' un periodo che ci permetterà di ritemprare il corpo e l'anima affinchè possiamo essere più forti e rigettare le provocazioni e le "dolci" tentazioni del demonio. Tentazioni che riguardano sia lo spirito che il corpo. Sappiamo che il principe di questo mondo è sicuro di ciò di cui noi andiamo pazzi ed è proprio su questo, sulle nostre meschinità e sulle nostre debolezze che lui ci sguazza e ci contorce come si fa con la lana. Ma sappiamo che la lotta pur essendo impari possiamo vincerla, l'uomo pur nella sua immensa debolezza ha le carte in regola per sopportare le inquietudini e gli strali demoniaci. Chiediamo aiuto al nostro Creatore ed egli non permetterà che la sua creatura cada nelle mani del demonio. Signore abbi misericordia di noi, abbi misericordia della tua decaduta creatura e donale forza e perseveranza per la lotta contro il demonio, solo così si potrà presentare davanti a te con l'animo e lo spirito pronto a ritornare in quel Paradiso che i nostri padri hanno perso con la loro disobbedienza. A tutti noi....Buona e Santa Quaresima. Il Signore ci benedica.

sabato 22 febbraio 2014

Dal sito: http://www.asianews.it

Il Patriarcato di Mosca gela il cammino ecumenico: il papa non ha mai comandato in Oriente. Una nota del metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del patriarcato, contesta la radice stessa del recente incontro della Commissione mista tra cattolici e ortodossi sul ruolo del vescovo di Roma nella Chiesa del primo millennio, negando che il papa abbia mai avuto giurisdizione sulle Chiesa orientali.

Mosca (AsiaNews) – Doccia fredda del Patriarcato di Mosca sui progressi del cammino ecumenico nell’appena conclusa riunione di Vienna della Commissione mista tra cattolici e ortodossi (nella foto). Il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del patriarcato, in una nota pubblicata sul sito del Patriarcato sostiene che “nessun passo avanti è stato compiuto” sull’oggetto dell’incontro, interamente dedicato al ruolo del vescovo di Roma nel primo millennio, e contesta la radice stessa dell’incontro, negando che il papa abbia mai avuto giurisdizione sulle Chiesa orientali. 
I due co-presidenti della Commissione, mons. Kurt Koch e il metropolita Ioannis Zizioulas, illustrando il 24 settembre i risultati dell’incontro, erano apparsi ottimisti sui risultati raggiunti. “Non ci sono nubi di incomprensione tra le nostre due Chiese”, aveva dichiarato il rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. “Se andiamo avanti come ora - aveva aggiunto - Dio troverà la strada per superare le difficoltà che ancora restano”. 
Zizioulas aveva sostenuto che per raggiungere la piena unità - quella esistente fino al 1054, quando ci fu lo scisma tra Oriente e Occidente - ortodossi e cattolici aveva bisogno “non di una riforma, ma di un adattamento da entrambe le parti”. Per gli ortodossi, ha spiegato, ciò significa riconoscere che una universale Chiesa cristiana è a un livello più alto delle loro Chiese nazionali e che il vescovo di Roma ne è il tradizionale capo. Per i cattolici ciò comporta il rafforzamento del principio di sinodalità, ossia del ruolo che i sinodi di vescovi hanno nei processi decisionali. 
Hilarion contesta tutto. A partire dal documento elaborato l’anno scorso a Cipro, nel corso del precedente incontro della Commissione (al quale il patriarcato di Mosca non partecipò per la presenza della Chiesa ortodossa estone, che esso non riconosce), che egli definisce mero “instrumentum laboris”, cioè documento di lavoro “che non ha alcuno status ufficiale”. 
Quel documento, aggiunge, “ha natura strettamente storica e, parlando del ruolo del vescovo di Roma, quasi non menziona i vescovi delle altre Chiese locali del primo millennio, il che crea un equivoco su come era distribuito il potere nella Chiesa antica. Di più, il documento non contiene una chiara e precisa affermazione del fatto che la giurisdizione del vescovo di Roma nel primo millennio non si estendeva a Oriente. E’ da sperare che queste lacune e omissioni siano colmate nella elaborazione finale del testo”. 
“Per gli ortodossi, è ovvio che nel primo millennio la giurisdizione del vescovo di Roma era estesa solo all’Occidente, mentre nei territori orientali era divisa tra quattro patriarcati – Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Il vescovo di Roma non aveva diretta giurisdizione sull’Oriente, malgrado il fatto che in alcuni casi i vescovi orientali lo hanno chiamato come arbitro in discussioni teologiche. Questo fatto non aveva natura sistematica e in nessun modo può essere interpretato nel senso che il vescovo di Roma fosse visto a Oriente come il titolare di una autorità suprema nell’intera Chiesa universale”.

venerdì 21 febbraio 2014



Voglio difendere, ancora una volta, a spada tratta e rimarcare le sofferenze, di cui ancora molti ARBRESH fanno finta di nulla perchè al soldo della potenza papista,  patite dei nostri Padri Arbresh, in suolo italiano, causate dai Vescovi latini e alle mire anti greco-albanesi e anti Rito Greco. Questo scritto postato da Vincenzino Vaccaro su http://albanesiditalia.altervista.org/ dal titolo "La risposta di Filalete" spiega a chi ancora desidera rimanere scettico sulle nostre sofferenze e sui nostri martirii le violenze perpetrate contro il nostro popolo per cancellarne la dignità religiosa e omologarlo al rito latino e papista. 
Questo anche per far tacere pseudo nuovi ortodossi, i quali non essendo a conoscenza delle nostre problematiche, delle nostre tradizioni orientali, della nostra storia e della nostra cultura religiosa, ostinatamente criticano il mio essere difensore delle nostre tradizioni "ORTODOSSE" anche se ora definite "greco-cattoliche", ma che un tempo avevano tutta la sacralità della Santa Ortodossia. L'annessione forzata al cattolicesimo romano, il lavaggio del cervello perpetrato a cominciare dal dopo concilio di trento, hanno reso l'arbresh dal punto di vista religioso uno zombi che fino a quando era considerato l'unico portatore di orientalità, come una marionetta da far muovere nei momenti di bisogno da parte del Vaticano e farlo piroettare nei vari teatrini italiani per il vanto di avere nel suo seno "gli ortodossi"e questi doveva fare bella mostra, ma scomparire subito l'esibizione.

La Voce dell'Arberia

L'identità arbereshe non viene recuperata per puro esercizio intelletttuale di ricostruzione del passato, ma per elaborare un progetto per il futuro (Mario Bolognari)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Risposta di Filalete

L’Ordinario  più rozzo, infelice, incolto e privo di carità cristiana che, con indebita violenza si scagliò contro gli Arberesh e il loro Rito Greco, fu senz’altro, sul finire del 1700, l’Arcivescovo di Rossano Andrea Cardamone. L’Arcivescovo Rossanese male sopportava che il Bugliari fosse stato nominato Vescovo Presidente e che avesse fatto trasferire il Collegio Italo-Greco Albanese da San Benedetto Ullano a San Demetrio Corone, villaggio albanofono quest’ultimo, dove imperava la sua giurisdizione. Quindi con il trasferimento del Collegio nei locali del soppresso monastero basiliano di San Adriano, il nuovo vescovo greco assumeva il diritto di percepire le rendite derivanti dai terreni e da altri immobili dell’ex feudo basiliano e,  con la sua investitura, la prerogativa di vigilare sull’avito Rito degli italo Albanesi. Tutto ciò poco piacque all’avido arcivescovo di Rossano. Egli, infatti, come d’altronde era in uso nella “borgiastica” chiesa latina,  reagì con estrema inaudita violenza al nobile mutamento voluto dal Vescovo Greco, Francesco Bugliari, tentando di introdurre, senza riuscirvi, per la forte opposizione della popolazione, il rito latino nelle comunità di San Giorgio ( Mbuzati) e di San Demetrio Corone.  Il parroco greco di San Giorgio, D .Domenico Lopez, non gradendo questa violenta “innovazione” della Curia Latina di Rossano, giustamente, ricorse alla Regia Giursidizione denunciando e rivendicando gli abusi perpetrati dal losco ordinario rossanese. Il Cardamone, dovendo difendersi, fu costretto ad inviare una relazione al Delegato della Reale Giurisdizione, che gliela aveva caldamente richiesta, nella quale cercò di mettere, falsamente, in rilievo  l’ignoranza, la malafede e la corrosiva ignoranza del parroco greco e della popolazione. Il Vescovo latino cercò in tutti i modi di latinizzare e di rendere ignobile la popolazione Arberesh, infatti tentò anche di stimolare violenza attraverso noti usurpatori di terre demaniali , agenti sotto la sua protezione. Ignorante, invece, si mostrò il prelato latino quando dovette indirettamente scontrarsi con il Vescovo Greco Bugliari e Domenico Bellusci, autori della elaboratissima e lucidissima lettera a difesa del parroco di San Giorgio, del Rito Greco e della Nazione Albanese tutta. La lettera venne pubblicata a Napoli nel 1796 dal Bugliari e dal Bellusci come Risposta di Filalete.
La Risposta inizia con il sottolineare il rozzo integralismo e la totale mancanza di educazione e carità cristiana del Cardamone e che non veritiera è la pretesa superiorità dei Latini sui Greci e che è ingiusto quanto vile il modo con cui il Monsignore chiama gli Albanesi Greci superbi e mendaci. Nella seconda parte dello scritto viene messa in evidenza la difesa non solo dell’avito Rito, ma anche quella della “ Nazione “ Arberesh, che con duri sacrifici ha trasformato in terreni fertili sterili deserti, contribuendo al progresso dell’agricoltura e della pastorizia in una terra dove regnavano solo miseria e pestilenza. Nonostante tutto ciò la chiesa latina e i baroni non cessarono di molestarLa.  A questo punto è bene che si leggano le parti più salienti ed importanti della Risposta di Filalete, offrendo la possibilità ad ognuno di interpretarne liberamente i suoi contenuti.
“ Per rispondere compitamente, e come conviene all’Arcivescovo, giova da principio rilevare da quella sua relazione il livore, e l’avversione, che a torto nutrisce contro la Nazione, ed il Rito de’ Greci. Non contento egli di inveire contra l’Arciprete di San Giorgio, con cui solo ave le gare, e le contese, si prende spesso occasione di scagliarsi con dente amaro sopra li Greci tutti, chiamandoli mendaci, riottosi, superbi, arroganti. Tratti sono questi che non solamente s’oppongono al buon senso, alla retta ragione, ed all’evidenza dei fatti; ma che ledono in una maniera la più sfacciata li princìpi della carità, e politica cristiana, che in un pastore d’anime specialmente dee risplendere. Non so se vi sia alcuno, che riandando tra se stesso l’antiche sciagure d’ Greci, e riflettendo alla depressione, in cui si trovavano presentemente ridotti, non ne resti vivamente penetrato dalla compassione in sentire li tanti insulti, che ricevono di vantaggio per mano di quegli stessi, che per dovere del loro carattere avrebbero da sollevargli. Se quindi poi si muovono a qualche moderato, e legittimo risentimento, tutta colpa, che potrebbe al più attribuirsi loro, sarebbe quella di non essere veramente di stucco, o di quella perfezione eroica, per cui abbiamo da meritare d’essere canonizzati per Santi. La colpa però vera piuttosto s’ha da imputare tutta quanta a que’ tali Vescovi, che in cambio d’adoperare dolci lenitivi, e balsami piacevoli, come esige il loro dovere, quando li Greci siano effettivamente impiagati, piuttosto gli feriscono tutto giorno coi motteggiamenti, coll’ingiustizia, e colle brighe, che attaccano per disturbargli dal pacifico esercizio del loro Rito. E questa è la maniera, con cui la carità cristiana ordina ai Sagri Pastori di dovere trattare il loro gregge? Superbi, quindi arroganti, e riottosi sono li figli, e li sudditi, o piuttosto li Padri e li capi, a’ quali manca quella prudenza che comanda di dissimulare talvolta anche li veri difetti? Fosse il nome Greco per avventura un difetto, che non possa lasciarsi d’ insultare senza offendere il bene della Religione, e della Patria? E pure se voglia farsi giustizia alla verità, bisogna confessare, che non sia nome più glorioso di questo, né Nazione più benemerita del Lazio che la Grecia.
In questo altro brano della lettera, come giustamente ci fa osservare il Papas Prof. Giuseppe Ferrari, viene ricordata al Cardamone e messa in evidenza la netta differenza fra gli Arberesh e i Greci:
“Gli albanesi che compongono le popolazioni di San Giorgio e le altre Università di Rito Greco situate nella Calabria, non sono l’istesso, che li Greci: hanno origine diversa e diverso linguaggio, si distinguno nel genio, nell’indole, e nel costume. L’uniformità dell’istesso Rito, che professano, non basta ad inferire una generale corrispondenza in tutti gli altri caratteri, che sogliono diversificare tra loro le Nazioni. Non per questo che non convengono nell’istesso rito latino tante nazioni dell’Occidente, hanno da considerarsi alcune degne di quelle censure, che solamente si meritano l’altre. Sarebbe perciò troppo ignorante, ed impertinente chi pretendesse un giorno d’imputare agl’Italiani le presenti folli stravaganze de’ Francesi, soltanto perché gli troverà aver sempre servito a Dio coll’istesse cerimonie della Chiesa Latina. Gli Albanesi dunque per rapporto al’istesso Rito, che esercitano, possono in senso largo chiamarsi qualche volta Greci…senza però che abbiano quindi da restare soggetti a quei rimproveri, che sogliono li latini scagliare contro i Greci
In questo stralcio, il Bugliari e il Bellusci, dopo aver difeso il Rito Greco, con inverosimile dottrina prendono le difese dei loro fratelli di sangue: Gli Arberesh:
“Li Vescovi latini, o perché ignoranti del Rito Greco non poteano fare da maestri sopra quelli che Lo professavano, o per la voglia di soggettarli alla loro dipendenza, trovarono sempre mai qualche pretesto di zelo per iscreditarli, ed infamarli ora presso i Sovrani, ed ora presso la Santa Sede. Li preti latini che pian piano s’introdussero nelle Popolazioni Albanesi, avidi di entrare in parte degli emolumenti della Chiesa, non lasciavano di  prestare mano alla favorevole disposizione che trovavano dal canto degli Ordinari. Li Baroni anche delle rispettive Colonie per l’avversione che aveano per i privilegi dei Coronei, e dell’esenzioni, che godevano allora li Sacerdoti Albanesi assieme coi figli, e mogli, non mancavano di concorrere alla persecuzione del Rito Greco.
Inoltre l’Arcivescovo Cardamone tentò anche di introdurre la promiscuità del rito ( rito greco e latino) nelle comunità Arberesh, ma tale tentativo fu vano sia per la validità dei due grandi personaggi nel difendere le avite tradizioni religiose, sia per la forza di carattere delle popolazioni albanofone.
Sugli abusi perpetrati dalla Chiesa Latina alle miserande, coraggiose ed infine vincenti popolazioni Arberesh c’è, sicuramente, ancora molto da documentarsi e da scrivere.
A cura di Vincenzino Ducas Angeli Vaccaro