martedì 20 ottobre 2009

Dal sito: eleousa.net

Russia - Rostov, il tesoro inestimabile della fede


Discorso del Patriarca Kirill a Rostov, alla vigilia della festa della Protezione della Madre di Dio.

Signor Cardinale, Arcivescovo Panteleimon, cari padri, fratelli e sorelle!
Con profonda gioia sono arrivato nel sud della Russia, nella principale città del Sud della Russia, Rostov sul Don, per pregare con voi.
Pochi giorni fa ho avuto l'opportunità di visitare Rostov in occasione del 300° anniversario del beato riposo di San Demetrio di Rostov. Due città in Russia, hanno lo stesso nome, ed entrambe sono associate al nome di san Demetrio. Rostov ha svolto un ruolo importante nella storia della Russia medioevale. Rostov sul Don è molto importante per la vita moderna della Russia.
La mia visita nella diocesi di Rostov è coincisa con la festa della Protezione della Beata Vergine Maria. Questa festa è stata istituita per il miracolo della Vergine. Gli abitanti di Costantinopoli fecero appello alla Regina del Cielo nel momento più terribile della loro vita, quando il nemico era vicino alle mura della città, e c'era poca speranza di salvezza. Gli abitanti si recano nella Chiesa di Blacherne per pregare la Regina del Cielo, che compì il grande miracolo. Il nemico si ritirò, senza causare alcun danno. Questo evento è sigillato come festa della Protezione. L’Omophorion della Regina del Cielo è un simbolo di protezione, la protezione della Santa Madre verso coloro che nella preghiera fanno appello a Lei. Prendiamo questo fatto storico come una grande prova della presenza della Regina del Cielo nella nostra vita.
In Russia, la Madre di Dio è sempre stata venerata in modo speciale. La nostra terra viene percepita come molto amata dalla Beata Vergine. E’ sorprendente che la festa della Protezione di Costantinopoli sia celebrata in Russia in maniera così solenne. Il Popolo russo ha sempre avuto nel cuore e nella mente ciò che è successo a Bisanzio, ritenendo pertanto indispensabile rivolgersi alla Regina del Cielo.
La consapevolezza della vicinanza della Beata Vergine Maria è stata la ragione per la nostra gente di rivolgersi a Lei nei momenti di gioia e di dolore per chiederLe aiuto. I templi più maestosi sono stati costruiti in onore della Beata Vergine. E oggi noi preghiamo in uno di questi templi, esprimendo così la fede verso la Regina del Cielo, nella sua intercessione per la nostra terra. Questa fede, oggi come in passato, non muore, la fede nel miracolo di Dio, concesso a tutti in risposta alle Sue preghiere.
Sappiamo che molti miracoli, piccoli e grandi, abbiamo ricevuto nella nostra vita. Attraverso la nostra sensibilità spirituale, possiamo percepire, vedere queste meraviglie. Non è un miracolo ciò che accade oggi nella nostra terra?
Nel corso di quasi 20 anni, abbiamo passato molte difficoltà, ma nonostante questo siamo andati avanti verso il nostro obiettivo. Abbiamo costruito templi e monasteri. Intorno a questa grande opera, che unisce il meglio dei nostri laici, tra cui i leader politici, intellettuali, rappresentanti delle imprese e la nostra nazione, c’è la convinzione che anche con pochi mezzi e molti sacrifici abbiamo fatto rivivere questo o quel santuario.
Quello che sta accadendo oggi nel nostro paese è opera della Vergine Madre in risposta alle preghiere dei nostri martiri, confessori, che hanno dato la vita per Cristo e per la Chiesa, in risposta alle nostre preghiere e a quelle di madri e padri, che non hanno abbandonato la fede, l’ hanno conservata nel cuore e trasmessa ai loro figli e nipoti.
La preghiera autentica viene dal cuore. I nostri figli e nipoti stanno cominciando a conoscere la verità di Dio, analizzando da un lato ciò che è successo al nostro popolo, dall'altro sono vigili nel guardare alla propria vita e scoprire la presenza di Dio nella loro vita. E diventano custodi della fede ortodossa e delle tradizioni morali, con amore per la Patria.
Rostov è stata sempre terra gloriosa di figli e figlie che hanno avuto questo amore per la Patria. I nostri cosacchi hanno dimostrato la loro fede Durante le persecuzioni nel sud della Russia, così sanguinose e spaventose, hanno dimostrato una forte identità religiosa e nazionale.
Oggi, vediamo che gradualmente tutto questo si sta riprendendo. I cosacchi hanno un compito difficile e non senza difficoltà. Ma ricordiamoci: se manteniamo la preghiera nel nostro cuore, se custodiamo la nostra fede, allora le difficoltà saranno superate.
Mi rallegro per la possibilità di effettuare domani la Divina Liturgia nella Cattedrale di Novočerkassk, per incontrare i cosacchi, e parlare con loro.
Grazie per il dono che mi avete fatto. Ma il dono più grande è l'opportunità di incontrarmi con voi in questa cattedrale affollata, miei cari fratelli e sorelle. Conservare la fede ortodossa, come il più grande ed inestimabile tesoro della nostra terra. Poi tutte le controversie saranno risolte, perché crediamo che sotto la Protezione dell’ Immacolata Regina del Cielo tutto fiorisca come sua eredità terrena.
In memoria di questo giorno nella cattedrale e nella città di Rostov sul Don, vorrei donare l’Icona della Theotokos di San Teodoro con un’ iscrizione commemorativa. Dinanzi a Lei, pregate per la vostra terra, per i parenti e gli amici, per le famiglie, soprattutto per i giovani, affinché diventino forti spiritualmente, qui, nel sud della Russia.
Pregate anche per me, per il vostro Patriarca. Senza la preghiera, nulla può prosperare. Non ho la possibilità di benedire ciascuno di voi, ma vorrei trasmettere a ciascuno di voi questa immagine della protezione della Beata Vergine Maria con la mia benedizione patriarcale sul retro. Prendete questa immagine, portatela a casa, e così saremo in collegamento spirituale, tra il Patriarca e ognuno di voi, con le vostre famiglie e le vostre case. Tutto questo non è solo un simbolo, ma è la realtà. La comunicazione nella preghiera - questo campo enorme di energia della forza - ha un tale potere, che non solo le persone si connettono tra di loro, ma è in grado di collegare la terra al cielo, e ogni uomo a Dio.
La Protezione dell’ Immacolata Regina del Cielo si stenda nel nostro paese, sulla nostra chiesa, nel sud della Russia e su tutti voi, miei cari fratelli e sorelle.
Il Signore Vi protegga sempre.

(fonte: Ufficio stampa del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia; www.patriarchia.ru; nostra traduzione dal russo)

Madre di Dio, proteggi tutti noi e purifica i nostri cuori fino a scarnificarli. Per Te, Divina Madre.

Interessantissimo Editoriale della rivista Italo-albanese: Jeta Arbëreshe, 63 / llonar - vjesht 2009


Arbërishtja e Shqjpja

Cinque secoli e mezzo fa, la storia degli Arbresh si separa da
quella Albanese. Il Ramo arbresh si stacca dal Tronco
albanese. Il Ramo fuori dalla Patria si sparpaglia per l’Italia
straniera; il tronco resta in Patria, ma oppressa dal turco
straniero. Due popoli si allontanano l’uno dall’altro non solo
fisicamente, ma col tempo anche linguisticamente. Ognuno si
misura con lo straniero: l’arbresh ce l’ha intorno, ma fuori
casa; l’albanese ce l’ha addosso, e dentro casa.
Linguisticamente, oggi l’Arberia non solo ha una lingua
diversa da quella albanese, ma ogni paese arbresh, rispetto a
ciascun altro paese arbresh, ha un parlata diversa. Nel cuore
degli Arbresh vive, acceso, l’amore verso la Patria albanese
al di là del mare, ma la lingua albanese resta una montagna
troppo alta da scalare. Non si capisce. Dopo cinque secoli e
mezzo di lontananza, l’oggi linguistico dei paesi arbresh
impastata nelle parlate e nelle loro tradizioni: il solo pane
mangiabile, per loro. Chi pensa il contrario – e lavora per
cambiare questa realtà – non onora l’Arberia nè gli Arbresh.
Le parlate arbreshe non le salva la lingua albanese: le strade
linguistiche dei due popoli si sono allontanate.
Tuttavia, gli intellettuali arbresh che hanno studiato, o
studiano, l’albanese nei corsi regolari universitari o l’hanno
imparata/approfondita nei Seminari di Prishtina o di Tirana,
hanno aggiunto alle loro conoscenze linguistiche, e culturali in
generale, un tesoro prezioso. Una ricchezza che resta personale
e ognuno usa come vuole; ma quantomeno aumenta l’amore
per la Madreatria, verso i fratelli albanesi.
Ma gli Arbresh semplici vivono da arbresh non perchè
glielo dice qualcuno, non perchè riconosciuti dall’art.6 della
Costituzione Italiana o perchè difesi dalla Legge 482/99; non
perchè su di essi si fanno Convegni o Congressi o perchè si
scrivono libri; non perchè la loro lingua si insegna a scuola o
all’università o perchè si scrive su riviste arbreshe.
L’”albanesità” dei paesi arbresh vive anche senza tutti questi
“aiuti”. A dire la verità vive anche meglio senza questi aiuti.
Perchè ogni “aiuto”, l’arbresh lo vede come una forzatura,
una intromissione, non richieste: da qualsiasi parte provenga,
arbreshe o italiana.
La lingua arbreshe degli Arbresh semplici non ha bisogno
della lingua albanese. Bastano le parole che hanno: brevi, dolci
o aspre. Impastate di versi e di lacrime, di sudori e di vento. Il
tempo queste parole le ha indurite, e le ha murate una ad una
intorno ai cuori arbresh. Fortezze più alte di Kruja.
Le parlate arbreshe – soprattutto quelle più danneggiate dal
tempo – possono essere aiutate solo dalle parlate sorelle
arbreshe. Solo questa è la strada per salvare le parlate
arbreshe dai danni del tempo. Un aiuto che non provoca nè
terremoti psicologici nè linguistici. Un aiuto che resta
all’interno dei confini arbresh dentro la casa arbreshe.
Dalla “lingua-madre” albanese dobbiamo prendere in prestito
solo quelle parole che mancano alle parlate arbreshe.
Se poi - come si è fatto in Albania, ma senza “paraocchi”
localistici - anche in Arberia facciamo linguisticamente un
passo in avanti e cominciamo a costruire l’“arbresh standard”,
dove sta lo scandalo? Il protopapas Emanuele Giordano, col
“Vangelo” tradotto in arbresh, ha già aperto questa strada.

lunedì 19 ottobre 2009

Inaugurazione della nuova Chiesa Ortodossa a Ravenna

Domenica 18 ottobre 2009

è stata inaugurata la nuova Chiesa Ortodossa "Protezione della Madre di Dio"
in via Candiano, 1 angolo piazza d'Armi - Ravenna

Durante il sacro rito Sua Eminenza l'Arcivescovo Innokentij ha benedetto il nuovo Tempio e ha ordinato sacerdote Sergey Averin che viene così ad affiancarsi agli altri due sacerdoti della parrocchia: il rettore e parroco Archimandrita Mark Davitti e lo ieromonaco Seraphim Valeriani.
Dal mese di novembre ogni domenica alle ore 9 sarà celebrata regolarmente la Divina Liturgia.
Ecco alcune fotografie scattate durante la funzione.

venerdì 16 ottobre 2009

Dal Sito amico: Eleousa.net


Russia - La via di Cristo
Mosca - Nel centro culturale delle Forze Armate della Russia, il 21 ottobre 2009 sarà presentato il libro "La via di Cristo", dedicato alla memoria di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Alessio II. Il libro si apre con la riflessione di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill. "L'alta reputazione, che la nostra Chiesa ha oggi in tutto il mondo è in gran parte connesso con il nome e il ministero di Sua Santità il Patriarca Alessio", - afferma Sua Santità il Patriarca Kirill. Nei momenti più difficili e di conflitto, il Patriarca Alessio II ha fatto appello al popolo per la pace e l'armonia, l'unità della Chiesa. Egli ha cercato di fare tutto il possibile "per l'eredità spirituale della Santa Russia, divenendo parte integrante della vita dei nostri contemporanei", scrive Sua Santità il Patriarca Kirill. Il libro si apre con articoli introduttivi del Presidente della Russia Medvedev e del Primo Ministro Putin. “Sotto la guida del Patriarca Alessio II – scrive il presidente Medvedev - la Chiesa russa è diventata "una delle istituzioni più autorevoli, con buoni rapporti con lo Stato ed un impatto su molti settori dello sviluppo sociale." "Non è esagerato dire che la vastità della personalità del Patriarca ha avuto un enorme impatto sulla vita spirituale e la condizione morale della società russa, rafforzando la coscienza nazionale del popolo", - ha detto Dmitry Medvedev. Secondo il presidente Medvedev, il Patriarca Alessio II ha svolto una grande opera, quella di riunire la Chiesa ortodossa russa. Dmitry Medvedev ha anche richiamato l'attenzione alla cultura della comunicazione, che aveva il Primate della Chiesa russa. A sua volta, Vladimir Putin, nel suo articolo introduttivo, ricorda che il Patriarca Alessio II ha aiutato migliaia di fedeli a trovare la fede, la speranza e l’amore. Ha insegnato la compassione per il prossimo, ampliando notevolmente la sua azione in campo sociale. Secondo il primo ministro, grazie al contributo del Patriarca "si è aperta una nuova pagina nella storia della Chiesa ortodossa". Il libro consta di 19 capitoli, ognuno dei quali si apre con la storia del Patriarca Alessio II, il suo servizio a Dio e alle persone. Il volume comprende 704 pagine e contiene oltre un migliaio di fotografie, anche inedite. Alla sua stesura hanno contribuito scienziati, artisti, attivisti sociali,e leader stranieri.
(fonte: www.patriarchia.ru)

mercoledì 14 ottobre 2009

Amministrazione Comunale, Mandanici

Monastero SS. Annunziata di Mandanici
Il monastero della SS.Annunziata di Mandanici è stato in questi ultimi tempi oggetto di animata discussione all’interno delle forze politiche che in atto amministrano Mandanici. Ad una prima fase interlocutoria, in seguito alla venuta di S.E.Ghennadios, nella quale sembrava che tutto si risolvesse con la concessione agli ortodossi di una sola parte dell’immobile, è seguita una seconda fase nella quale la linea dura è prevalsa per cui sembra che i monaci ortodossi dovranno lasciare definitivamente il monastero. Abbiamo ricevuto dei velati rimproveri perché ancora questo sito manda le immagini del Patriarca di Costantinopoli e di Padre Nilo. Non dipende da noi,ci limitiamo a registrare i fatti a prescindere di quelle che sono le nostre opinioni personali. Non condividiamo comunque lo sfogo della lettera che segue nella quale si accusa l’amministrazione di avere riposto nel monastero speranze di rinascita civile,economica e culturale per la nostra zona escludendo quelli che potevano essere i caratteri religiosi. Non crediamo sia compito dell’amministrazione la cura delle anime. A Cesare quello che è di Cesare….Per completezza d’informazione pubblichiamo quanto ricevuto.e-mail del 11/10/09 - Gentilissimi del sito, oggi ho saputo dell'ordine di sgombero del monastero... Mi domando perché mettiate ancora in bella mostra le immagini scorrevoli degli ortodossi a Mandanici... L'impressione che se ne ricava, a prescindere dagli errori da parte ortodossa, è che questi monaci siano stati "utilizzati" per scopi tutt'altro che consoni alla loro funzione... Non è sicuramente il caso del sito, il cui staff mi sembra abbia sempre sostenuto le loro ragioni. Ma fino a quando e a che pro? E' una triste storia... che certo non dà lustro a nessuno. Saluti Giuseppe Iannelloe-mail del 05/10/09 - Gentilissimi del sito "Mandanici", vi invio la seguente lettera aperta che sto per spedire al sindaco e all'amministrazione tutta. I più cordiali saluti Giuseppe Iannello "Russianecho" : LETTERA APERTA - Gentilissimo Sindaco, Giunta, Consiglio comunale e Amministrazione tutta di Mandanici, la scorsa settimana mi sono recato nel Monastero della SS. Annunziata di Badia. Ho avuto modo di incontrarmi e discorrere a lungo con padre Arsenio e padre Alessio che mi hanno fatto visitare tutta la struttura che non vedevo da tempo.Come redattore del sito di cultura russa “Russianecho” e personale stimatore del patrimonio della tradizione e della spiritualità ortodossa, mi ero già rivolto a voi nel gennaio di quest'anno chiedendovi di pazientare prima di prendere decisioni definitive di “sfratto”, di dare ancora una chance al clero ortodosso greco di riorganizzarsi. E da parte vostra mi sembra che nei mesi successivi ci furono dei segni e dei gesti di buona volontà volti in questa direzione.I colloqui dei giorni scorsi avuti con i due sacerdoti ortodossi sopraccitati mi hanno convinto dello sforzo fatto da quest'ultimi per “riparare” ad una situazione veramente critica che si era venuta a creare. Da maggio è stato fatto tutto il possibile per assicurare una presenza costante al monastero. Per questo non capisco la vostra intenzione di portare avanti la procedura di rottura del contratto. Il monastero per quello che compete ai monaci è stato curato, ovviamente nei limiti e nei mezzi a loro disposizione. La struttura presenta dei problemi seri di umidità ed infiltrazioni, ma questo è dovuto ad errori seri di progettazione ed esecuzione dei lavori originari (mancano completamente ad esempio i canali scolo dell'acqua piovana, pluviali...).Ma quello su cui più voglio soffermarmi in questa mia è un equivoco di fondo che avevo notato fin da quando avevo iniziato ad interessarmi al monastero. Il ritorno in chiave economica e turistica della presenza dei religiosi non può essere compito dei monaci, di qualunque confessione essi siano. I monaci son monaci e il monastero deve rispondere alle logiche del monastero. Chi ha pensato di fare del monastero un'attrazione turistica ha sbagliato e sbaglia!Le ricadute economiche possono essere indirette, ma sono compito degli amministratori del territorio che comunque devono tenere in debito conto le esigenze dei monaci. Molti sono i piani e le iniziative su cui si può collaborare, ma nel rispetto dell'identità religiosa del plesso. Io stesso ho avuto modo di discutere con i monaci su possibili idee di vitalizzazione e di “sfruttamento” dei locali in maniera consona alla loro natura.Molto ora dipende da voi, nel continuare a dialogare con questi monaci e a sostenerli nella gestione della struttura. Molto potete fare!Rompere da parte vostra il contratto sarebbe oggi molto meno comprensibile di sei mesi fa. E annullerebbe con un colpo di spugna la “storia” di questi ultimi dieci anni di un luogo che era stato riscoperto e chiamato alla rinascita. In primis spirituale.con i più cordiali salutiGiuseppe Iannello Redattore del sito “Russianecho”

venerdì 18 settembre 2009

Ultime notizie dal fiorente Monastero romeno(??????)-ortodosso di Bivongi...

Perplessità bivongesi sulla possibilità di nuovi cambiamenti relativi alla custodia del nostro Monastero di San Giovanni Theristis.Da un mese a questa parte veniamo con frequenza interrogati, (da bivongesi e da quanti sono stati testimoni in questi ultimi anni delle sconcertanti vicende che hanno visto l’allontanamento da Bivongi dei due Eremiti Greci provenienti dalla Santa Montagna dell’Athos), sulla veridicità della notizia che, su richiesta del Patriarcato di Costantino-poli, il Patriarcato di Romania abbia manifestato disponibilità a “restituire” il Monastero di San Giovanni Theristis all’Arcidiocesi Greco-Ortodossa d'Italia e Malta.Non siamo naturalmente in grado di rispondere su possibili recenti contatti, relativi al nostro Monastero, intercorsi tra i Patriarcati di Costantinopoli e di Romania, in seguito alle note sentenze che riba-discono l’assoluta legittimità degli atti doverosamente compiuti dalla nostra Civica Amministrazione a salvaguardia del monumento. Nel merito della questione la Theristis International è però in grado di presentare ai suoi lettori le seguenti osservazioni:1) l’assegnazione della custodia del Monastero e la vigilanza sull’ef-fettiva idoneità dei custodi rientra tra le competenze del Comune di Bivongi;2) per questo motivo il TAR ha giustamente affermato, nel rigettare il ricorso presentato dal Metropolita ortodosso d'Italia (Sua Eccellen-za Zervos) contro il Comune di Bivongi, che il Comune non solo non ha compiuto abusi ma ha piuttosto adempiuto ad un suo preciso one-re nel revocare l’assegnazione della custodia del monumento alla Sa-cra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta che in questi ultimi anni ha evidentemente dimostrato di non essere in grado di assicurare con stabilità l’adeguata custodia del nostro Monastero.L’allontanamento, per ben due volte, dei monaci greci custodi, inap-pellabilmente ordinato da Sua Eccellenza Zervos, pur privo di alme-no un successore idoneo ad assicurare l’immediata custodia del Mo-nastero, (assente, dunque, dal San Giovanni tanto alla partenza di P. Kosmas quanto a quella di P. Gennadios, malgrado l’espressa ri-chiesta presentata a Sua Eccellenza Zervos dalla Civica Amministra-zione nel maggio dell’anno scorso ), ha profondamente amareggiato bivongesi, pellegrini e visitatori ammirati dall’opera compiuta dai Pa-dri Kosmas e Gennadios.Nel 2008 Sua Eminenza Zervos non si è limitato a rinviare in Grecia il P. Gennadios ma ha esautorato anche il P. Nilos colpevole di avere richiesto insistentemente, come Vicario della Calabria, di non proce-dere all’allontanamento di P. Gennadios dal nostro Monastero.Come è noto il reato compiuto da entrambi i Padri consiste nell’ave-re sollecitato Venezia ad assicurare l’indispensabile necessario per la sussistenza e la custodia del nostro Monastero.Ma, a differenza dell’attenzione all’adeguata custodia e valorizzazio-ne del monumento, manifestata immediatamente dai rappresentanti in Italia dei Patriarcati di Russia e di Romania, il Patriarcato di Co-stantinopoli si è di fatto limitato a confermare tutte le decisioni adot-tate da Sua Eccellenza Zervos, (finanche le cause contro il Comune).Contatti diretti tra il nostro Comune e il Patriarcato di Costantinopoli, pur pazientemente riavviati dall’Esarchia Patriarcale, (la Commissione Ecclesiastica di inchiesta inviata nello scorso settembre in Calabria e in Sicilia da Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I), sono stati bruscamente interrotti in ottobre dello scorso anno dal rifiuto pa-triarcale di ricevere in Vaticano l’ossequio del rappresentante dell’Am-ministrazione Comunale Bivongese, ufficialmente inviato dal Sindaco, impedito di essere presente quel giorno a Roma, malgrado gli accordi presi in merito con l’Esarchia Patriarcale.Tutti questi avvenimenti hanno logorato nella nostra pubblica opinione la fiducia nei riguardi di chi ha consentito l’allontanamento da Bivongi di tutti e tre i Padri (Kosmas, Gennadios e Nilos), dei quali, forse, solo noi bivongesi conosciamo i generosi sacrifici e le tante energie spese per la rifioritura del nostro Monastero, per assicurare nuovo prestigio in Calabria al Patriarcato di Costantinopoli e per risvegliare l’abbando-nata grecità calabrese.Purtroppo i nostri Padri Aghioriti sono rimasti nell’ultimo decennio della loro permanenza al San Giovanni del tutto privi di sostegno da parte di chi invece di capirli, apprezzarli e sorreggerli, ha operato con deci-sione solo quando ha deciso di allontanarli senza neppure essere in grado di valutare le nefaste conseguenze di tali provvedimenti.Alla luce di tali eventi, non possiamo non rimanere grati a San Gio-vanni Theristis per l’imprevedibile felice conclusione della vicenda, dovuta all’arrivo di una stabile e fervente comunità monastica (mai giunta dalla Grecia in 15 anni!) appartenente alla dinamica Diocesi dei romeni ortodossi d'Italia.Da un anno l’eremo, dove hanno in precedenza operato i Padri Aghioriti, (con enormi difficoltà e solitudine, fino al loro allontana-mento voluto dalla autorità ecclesiastica greca d'Italia), è divenu-to un piccolo cenobio che, in continuità all’opera avviata dai prece-denti Padri aghioriti, accoglie tutti i visitatori.Ortodossi residenti in Calabria, insieme a pellegrini e turisti, conti-nuano ad accorrere in numero crescente, dall’Italia e dall’estero, per godere della sacralità trasmessa dal nostro Monastero.Certo non siamo in grado di conoscere il futuro. Rimane comunque importante, se vera, la notizia che responsabili ecclesiastici hanno finalmente capito il danno arrecato in Italia all’immagine della Chie-sa Ortodossa ricorrendo a vie giudiziarie avviate, in realtà, non tan-to contro il nostro Comune, quanto contro altri ortodossi rei, forse, di avere finalmente trasformato in fiorente cenobio l’eremo dove si sono sacrificati due asceti aghioriti, indimenticabili per i bivongesi che hanno avuto la sorte di essere abbandonati e infine mandati via da quella stessa autorità ecclesiastica che pretende adesso, in ogni modo, di riottenere la custodia del monumento dal quale ha ripetuta-mente allontanato quanti hanno dedicato tutte le loro forze al nostro Monastero. Comunque, al di là della veridicità della notizia (su possi-bili accordi tra greci e rumeni ortodossi relativi al futuro del nostro Monastero) rimane chiaro che l’assegnazione della custodia del Mo-nastero appartiene al nostro Comune soddisfatto della custodia assi-curata dalla comunità monastica romena subentrata a singoli Eremiti Greci.Pertanto nella male augurata ipotesi che i Padri adesso impegnati alla rifioritura del Monastero decidessero di andare via, (o fossero anche loro obbligati a lasciare il nostro Monastero, per qualunque motivo le-gale, di accordi interecclesiali o di qualunque altro genere), ricorre nell’opinione pubblica bivongese la convinzione che l’Amministrazione Comunale, (nel caso in cui dovesse procedere ad una nuova assegna-zione di custodia), non potrà di nuovo sottrarsi a vagliare anche richie-ste non provenienti da Chiese Ortodosse. Alcuni ritengono infine che il Comune debba, nell’eventualità, assumere la custodia diretta del mo-numento secondo quanto già ipotizzato all’avvio dei lavori di restauro 30 anni or sono. Bivongi, 30 giugno 2009. Theristis International.

P.S.: Scusate i punti interrogativi che mi sono permesso di inserire dopo la parola, nel titolo, "romeno". Dobbiamo senza ombra di smentita, dire, che il Monastero di San Giovanni il Mietitore di romeno non ha nulla, ad eccezione di chi attualmente lo gestisce. Quindi sarebbe opportuno specificare a chi legge, che il Monastero è e farà sempre parte dell'ortodossia dell'italia medidionale, la quale con l'ortodossia romena non ha nulla da spartire.
Lode, però solo, a questi monaci che sono stati catapultati in Calabria per sopperire alle stupidità commesse dall'Arcidiocesi Costantinopolitana di Venezia. La quale, come si suol dire, dopo aver perso i buoi, ha cercato di chiudere i cancelli. Ma era troppo tardi e le sue lacrime non sono state altro che lacrime di coccodrillo. (P. Giovanni capparelli)

martedì 15 settembre 2009

Padre Giovanni Capparelli ha inviato un messaggio ai membri di Qisha Ortodokse Arbëreshe.

Care Sorelle, Cari Fratelli:
con orgoglio devo comunicarvi che il nostro gruppo, giorno dopo giorno cresce.E' una sensazione meravigliosa vedere, almeno sulla carta, che l'ortodossia, la Fede con cui i nostri Padri vennero in Italia, viene recepita e ritorna ad essere amata e riverita. La conoscenza della nostra vera Fede è sinonimo di un voler ritornare a parlare della nostra condizione di minoranza linguistica e perchè no anche religiosa. Una minoranza che all'Italia ha dato uomini ed idee che si trovano non soltanto sui libri di storia, ma nel cuore e nella mente di un popolo che per tanto tempo è stato maltrattato, ma che nel corso dei secoli ha dato il meglio di se stesso integrandosi e sviluppando un immenso amore per la terra che lo ha ospitato. Il nostro popolo ha donato all'Italia uomini di scienza, politici illustri, eroi nelle varie guerre da quelle per l'indipendenza, a quelle per l'unità e per finire a quelle delle guerre mondiali; sempre con grande partecipazione e contributo di sangue. Ora un'altra cosa spetta agli arbëreshë (Italo-albanesi), il ritorno alla Fede dei Padri, Fede persa con l'annessione forzata al cattolicesimo romano, Fede che ha un solo nome: ORTODOSSIA.